“Lavoro e disabilità psichica: dignità, diritti e inclusione”, il convegno/ confronto domani in sala Mattarella all’Ars riaccende l’attenzione su un diritto ancora troppo spesso negato
Palermo, 14 aprile 2026. C’è un momento in cui le battaglie lunghe anni smettono di essere soltanto rivendicazioni e cominciano a prendere forma concreta. Il convegno Lavoro e disabilità psichica: dignità, diritti e inclusione, in programma domani all’ARS, si colloca in questo passaggio delicato. Non è un punto di arrivo, ma potrebbe diventare un punto di svolta.
Si può fare per il lavoro di comunità, l’Ente di terzo settore, che in Sicilia riunisce associazioni di familiari, utenti e operatori della salute mentale, guarda a questo appuntamento con attenzione e con la consapevolezza di chi su questo terreno lavora ogni giorno.
Al centro del confronto è l’articolo 58 del disegno di legge in discussione all’Assemblea regionale siciliana. La norma interviene sulle modalità di inserimento lavorativo dei disabili psichici, rendendo obbligatorio una quota di riserva per le assunzioni con chiamata nominativa e rappresenta un passo significativo verso il superamento di un ritardo storico dell’isola. In molte altre regioni italiane, infatti la legge 68 del 1999 ha già prodotto sistemi strutturati e funzionanti, mentre in Sicilia quel diritto è rimasto sulla carta, schiacciato tra inerzie amministrative, frammentazione istituzionale e barriere culturali.
Il percorso che porta oggi alla presentazione di questo articolo è il frutto di un lavoro che ha coinvolto l’intergruppo parlamentare sulla salute mentale e che si è nutrito anche dell’esperienza maturata negli anni da realtà come Si può fare, impegnate a costruire, dal basso, modelli possibili di inclusione lavorativa. Un lavoro fatto di relazioni, sperimentazioni, dialogo continuo con i territori e con le istituzioni.
E tuttavia le norme, da sole, non bastano. Servono strumenti operativi, integrazione tra assessorati, capacità di tradurre i principi in pratiche concrete. L’introduzione di figure come il job coach, già presenti in altre regioni, va nella direzione giusta, ma richiederà una regia attenta per diventare davvero efficace.
In questo quadro si inserisce la posizione dell’ente, che sceglie di accompagnare questo momento con uno sguardo vigile, senza rinunciare a una valutazione autonoma. “Il convegno promosso dall’onorevole Antonio De Luca rappresenta un’occasione importante di confronto tra istituzioni, esperti e società civile, e segnala una rinnovata attenzione politica su un tema troppo a lungo trascurato. Allo stesso tempo, il percorso avviato chiama tutti gli attori coinvolti a una responsabilità che non può esaurirsi in una giornata di lavori. – dichiara Gaetano Sgarlata, presidente di Si può fare per il lavoro di comunità. -Vogliamo credere in una politica capace di raccogliere questa sfida. Confidiamo nel lavoro già avviato e auspichiamo che da qui possa nascere un impulso concreto, capace di aprire spazi reali nel mondo del lavoro per cittadini che hanno competenze e qualità da offrire. Perché il riconoscimento del diritto al lavoro, per le persone con disabilità psichica, non può più essere rimandato.
Articolo di Giulia Ventimiglia
