Il Catarratto si svela a Brescia: l’anima autentica della Sicilia nel calice

Il mondo del vino siciliano sta vivendo una nuova primavera, spostando l’attenzione dai grandi numeri alla precisione territoriale. Pochi giorni fa, la sede di AIS Brescia ha ospitato un incontro dedicato ad ARCA (Associazione Regionale Catarratto Autentico), un progetto che punta a restituire dignità e centralità a uno dei vitigni più antichi e diffusi dell’isola.
A guidarci tra i filari della Sicilia collinare attraverso il racconto della degustazione è Alessandro Caccia, che ha condiviso le sue impressioni su questa realtà emergente e sulle potenzialità. Alessandro Caccia, sommelier professionista, guida da oltre dodici anni la Delegazione AIS di Brescia.
“L’impatto iniziale con l’Associazione è stato estremamente positivo” secondo Caccia “la prima impressione è stata molto positiva per il messaggio chiaro sulla storia, sulle volontà e le finalità dell’associazione, che trovo assolutamente condivisibili.”
ARCA non si presenta solo come un marchio, ma come un custode di identità, unendo sei aziende familiari (Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo) sotto un unico obiettivo: valorizzare il Catarratto come vino di qualità e non di massa.
Sebbene il Catarratto non sia un vitigno “di casa” nelle latitudini lombarde, la degustazione ha permesso di tracciarne un profilo netto. Caccia sottolinea una continuità qualitativa convincente tra i diversi produttori, nonostante ognuno mantenga la propria firma stilistica.
Le caratteristiche salienti emerse sono:
Freschezza: Vini dotati di una vivacità acida che invita al sorso.
Ottima scorrevolezza palatale, definita come “buona/ottima beva”.
Prodotti che si prestano con disinvoltura sia al rito dell’aperitivo sia ad abbinamenti gastronomici più complessi.
Nel confronto tra le diverse interpretazioni del vitigno, Alessandro Caccia esprime una preferenza per la tradizione: I vini fermi: Sono stati i veri protagonisti della serata. Definiti come “classici e rappresentativi dell’areale”, sono riusciti a trasmettere l’essenza autentica del territorio siciliano, sebbene il Catarratto mostri potenzialità spumantistiche molto interessanti.
Uno dei punti di forza emersi dall’incontro riguarda la sostenibilità economica per il consumatore. Il rapporto qualità-prezzo è stato giudicato eccellente, un fattore chiave per permettere al Catarratto di ritagliarsi uno spazio importante nelle carte dei vini nazionali.
In conclusione, la degustazione conferma che il brand “Sicilia” ha ancora molto da dire quando punta sulla verticalizzazione dei vitigni autoctoni. Progetti come ARCA dimostrano che la Sicilia non è solo terra di grandi rossi, ma può sfidare il mercato con bianchi tesi, freschi e profondamente legati alla propria storia.

Di Giulia Ventimiglia

Previous Post
Next Post