PALERMO – Un ponte tra Università e tribunale, tra la teoria del diritto e la realtà del “diritto vivente”. È stato presentato stamane, presso l’Aula Magna della LUMSA di Palermo, il Protocollo d’intesa per una collaborazione scientifica senza precedenti tra l’Ateneo, la Procura Generale presso la Corte di Appello di Palermo e la Procura della Repubblica di Marsala. Si tratta del primo protocollo del genere mai siglato in Italia, ha detto la procuratrice Lia Sava, un accordo pionieristico che segna un cambio di passo nel rapporto tra accademia e magistratura.
L’iniziativa, nata da un’intuizione del professore Antonino Pulvirenti (Ordinario di Diritto processuale penale), punta a creare un vero e proprio osservatorio capace di analizzare dati giudiziari concreti per monitorare l’efficienza del sistema penale e l’effettiva applicazione delle norme.
Il progetto non si limita alla teoria: ogni sei mesi, team misti composti da magistrati, docenti, ricercatori e studenti analizzeranno specifici istituti giuridici, trasformando i dati (anonimizzati) in pubblicazioni e proposte di riforma.
Soddisfazione è stata espressa dal Rettore dell’Università LUMSA, Francesco Bonini, che ha sottolineato l’alto valore civile dell’operazione: “Si tratta di una iniziativa prestigiosa di ricerca che unisce l’università e il mondo della formazione con le istituzioni, compresa la magistratura. Questo protocollo non è solo un accordo formale, ma un impegno concreto per mettere il sapere accademico al servizio della collettività e dell’efficienza della giustizia, creando un modello di analisi empirica che può diventare un punto di riferimento nazionale.”All’incontro hanno partecipato figure di primo piano della magistratura e dell’accademia. Oltre al Rettore, erano presenti il Presidente della Corte di Appello di Palermo, Antonio Balsamo, la Procuratrice generale Lia Sava e il Procuratore di Marsala Fernando Asaro. Per la LUMSA, la direzione scientifica è affidata ai professori Antonino Pulvirenti e Angelo Mangione. Presente anche Giampaolo Frezza, Direttore del Dipartimento GEC dell’Università LUMSA, che ha portato i saluti istituzionali.
“L’obiettivo è valutare la funzionalità degli istituti giuridici sul campo,” ha spiegato il professore Pulvirenti. “Solo attraverso l’analisi dei dati reali possiamo promuovere soluzioni normative che siano davvero efficaci e socialmente spendibili.”Sebbene il nucleo iniziale coinvolga Palermo e Marsala, il protocollo è strutturato per essere “aperto”: l’ambizione è quella di estendere l’osservatorio ad altre realtà giudiziarie siciliane, rendendo la Sicilia un laboratorio d’avanguardia per la riforma del sistema penale italiano.
I primi risultati delle analisi condotte dai gruppi di lavoro saranno presentati tra sei mesi in un convegno pubblico dedicato.
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