Parità di genere: emancipazione femminile e diritti negati. La realtà odierna delle donne afghane, di Liliana Nobile  


di Liliana Nobile

«Il cortometraggio ha una notevole portata emotiva: mai uno studente o un adulto qui presente potrebbe immaginare l’esclusione di una ragazza dalla nostra scuola. Eppure, non è difficile comprendere la denuncia che da esso arriva, al pari delle denunce che ci giungono tramite i mezzi di comunicazione mass-mediatici e dalle organizzazioni che operano in difesa dei diritti umani e soprattutto dei bambini e, in particolare, delle donne. Per ovvie ragioni di tempo, non mi soffermo sugli obiettivi dell’ONU, sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, sottoscritta dai 193 Paesi membri, anche se abbiamo un’effettiva necessità di raggiungere tanto l’uguaglianza di genere quanto l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze, secondo l’Obiettivo 5 dell’ambiziosa Agenda sottoscritta dai governi nel 2015. Ma non ci sfugge che la “disparità di genere”, la mancata scolarizzazione delle donne o il loro mancato accesso al mondo del lavoro ostacolano lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta. Il Medio e il Vicino Oriente sono territorialmente vicini all’Europa e i migranti, che da anni rischiano la vita per approdare nelle nostre coste, o i profughi dell’Ucraina, dopo l’ultima guerra esplosa in un’area ai confini con i Paesi europei, ci dimostrano che quello per cui abbiamo lottato, a garanzia della pace e dei diritti umani, è ancora poco se pensiamo alla necessità di ottenere il rispetto per le scelte democratiche e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione della vita sociale, economica e territoriale». Non ultimo, Liliana Nobile ha messo in evidenza che «in Afghanistan le donne sono soggette a molteplici proibizioni, dopo il ritorno dei talebani al potere, i quali hanno spazzato il progresso vissuto dal periodo d’oro degli anni Sessanta, in cui le donne afghane, tra l’altro, ottengono il suffragio universale, il diritto all’educazione e sono tutelate delle pratiche violente e vessatorie nei loro confronti; l’Afghanistan è primo paese in tutta l’Asia a concedere diritti democratici alle donne. Ma oggi, dall’agosto 2021, la storia di emancipazione femminile è stata vanificata da proibizioni insostenibili e lesive delle libertà riconosciute, per cui studiare dopo i 12 anni non è più possibile, tantomeno lavorare fuori casa o uscire non accompagnata da un parente stretto; le donne indossano obbligatoriamente il burqa, come negazione del loro corpo e del loro volto, e sono soggette a restrizioni disarmanti, sono vittime di limitazioni del primo regime talebano, imposto dal 1996 al 2001. Si tratta di un comportamento che ci lascia attoniti e al contempo incapaci di opporre alcunché a quel che i talebani stanno perpetrando a danno, soprattutto, delle donne afghane. Ciononostante, è importante proseguire un’azione di difesa dei tanti, persino troppi, diritti negati e non ultimo mantenere il dialogo con i giovani, all’interno delle istituzioni scolastiche, e riflettere con loro sull’importanza dei diritti civili, sulla necessità di battersi per ottenere una sempre maggiore giustizia sociale, dal momento che ci sono, ancora oggi, troppe spose-bambine, troppe donne abusate, maltrattare, uccise, senza diritto di istruirsi e di scegliere. Abbiamo bisogno, per essere noi tutti cittadini di una società più giusta e migliore, di sognare e adoperarci per costruire un avvenire solidale, responsabile e liberale, nelle diverse aree geopolitiche e non solo nei cosiddetti Paesi democraticamente avanzati».

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